Cronache dall'imbecillario

   Miti per i posteri: Jean Lafitte ed altri guitti, gigioni e prìncipi dell'avanspettacolo. - by enrix


domenica, 05 luglio 2009
 

scusate se scrivo meno, ma SILVIO ha tagliato in modo drastico i versamenti sul mio conto a montecarlo



        BANANA                                      BANANABIS



Non me n'ero accorto subito, ma lo scorso 19 giugno qualcuno ha ripreso QUESTO MIO PEZZO di più di un anno fa e lo ha pubblicato sul blog  BananaBis, QUI.

Sono veramente onorato di tale iniziativa, ma soprattutto sono onorato di un commento di uno dei curatori di quel blog, che sono felice di ricopiare per il sollazzo dei lettori dell'imbecillario:

si si ho visto "limbecillario".

Scrittura forbita, estro, materia grigia messa al servizio del più bieco dei nichilismi intellettuali, un blog per gente senza il minimo puinto di riferimento che cerca di ritagliarsi il suo spazio tra gli "antitravaglio" alla Mastellarini o alla "il pensatore" (famosa [si fa per dire] la sua biografia non autorizzata su Travaglio).

Tra i commenti al post, ho riscontrato il solito Enrix (ma tu guarda, davvero strano, considerato che è il titolare del blog - ndr), personaggio virtuale abbastaza famoso, solito frequentare quotidianamente centinaia di blog con il sol fine di demolire la cricca "antiberlusconiana" politicamente vicina a Di Pietro e mantenuta insieme dai noti eversivi Travaglio, Grillo, Ricca, ecc...

La mitologia vuole che sia una creatura di Paolo Guzzanti nata e sviluppatasi dal suo patetico Blog.

Al di là della mia opinione su questa entità virtuale che si fa chiamare Enrix (personalmente mi fa sanguinare lo scroto ogni volta che lo leggo) io credo che sia un personaggio che in un modo o nell'altro viene pagato per quel che fa (girare per blog da mane a sera).  (confesso che "quell'altro" modo, mi incuriosisce non poco - ndr)

Per dire, io potrò anche visitare altri blog, ma sfido chiunque a trovare un mio commento al di fuori di bananabis. (ti prendiamo in parola. Ed è un vero peccato non poter leggere le tue perle anche fuori dal tuo blog - ndr)

l'attività degli Enrix rasenta il feticismo informatico, e l'unica cosa che mi fa sorridere è che dopo 5 anni di attività di questo blog questo infimo soggetto non si sia ancora fatto vivo in questi lidi  (memoria corta. Puoi dare un'occhio QUI  , ad es. - ndr) , a proporre le sue visioni distorsive di ogni vicenda commentabile o meno, accaduta in questo paese...

O è come con le puttane?

Che Lorenza la battona considerava Bananabis il suo lampione personale, e nessun'altra doveva sostare in sua prossimità senza incorrere nelle ire furibonde del nostro (resident) Troll?

Chissà che ora che ha "allentato la cinghia", altre battone del Berlusconismo non si faccian vive per "mostrar i loro averi" a tutti noi...

Cmq grazie all'anonimo per aver riportato la stringa al blog originale, in cui campano (per ora) 44 commenti tutti da leggere alla ricerca della verità sulla domanda posta da l'imbecille (?) (eh, già. Chissà chi sarà mai, l'imbecille. Magari prova a leggere nella copertina del blog, potresti trovarci il nome dell'autore - ndr) dell'imbecillario a Marco Travaglio. (certo che rispondere a uno che si auto determina alla vetta di un "imbecillario" è già un arduo esercizio per il proprio orgoglio, dovesse non pervenire alcuna risposta in merito a tale domanda..)

Solo non capisco che dovrei riscontrare nei commenti che mi porta in esempio, per l'esattezza:

#33 Finalmente qualcuno che fa le pulci a San Travaglio da Torino! Era ora!Complimenti anche come e' stata condotta,diciamo l'inchiesta.Credo che San Travaglio abbia trovato pane per i suoi denti!Continua cosi e complimenti!
P.S. PER FAVORE NON RISPONDERE ALLA GENTE CHE NON SA LEGGERE I TUOI ARTICOLI,SONO TALMENTE SEMPLICI. MAURIZIO DA UDINE (MAUGON@LIBERO.IT)


eh beh, San Travaglio da Torino, certo. Mi raccomando, un'account anonimo su Libero.it costa 5 minuti del vostro tempo, devastategli l'email di complimenti!

#25
Casomai a qualcuno interessasse ecco l'articolo di Travaglio "Formidabili quei danni" in cui parla di Mastella che chiede i danni (ecco perche' cita solo Mastella e non Prodi).
Mentre qui si trova la trascrizione dell'interrogatorio. Il pezzo d'interesse e' a pagina 34.
Tursi Prato non dice solo che Mastella aveva un'amicizia con Saladino, dice che Saladino si vantava di avere contatti con Mastella, se ci sono problemi chiamo Mastella e quando De Magistris chiede se Saladino aveva l'appoggio dell'Udeur, Tursi Prato risponde in molte cose.
Ma mettere dei link cosi' uno si puo' fare un'idea sua no?
(^o^)

Questo commento è di PiccoloKin, un utente che in passato ha frequentato anche questo blog, uno a modo e in gamba (si, davvero a modo, e soprattutto lucido, un vero genio - ndr)

Ecco il link che PiccoloKin, gentilmente, ci offre per leggere l'articolo di Travaglio incriminato dal blogger dell'imbecillario  (questo misterioso - ndr):

http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1854256.html

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postato da enrix007 | 08:53 | commenti


domenica, 24 maggio 2009
 

doppio gioco (EXTENDED VERSION)



'Dunque, c'è una bellissima docu-fiction, trasmessa da RAITRE e su RAISAT, che si intitola "Doppio gioco". E' un film di circa un'ora e mezza fatto davvero bene, che ci propone il "report" fedele della vicenda relativa alle talpe della mafia nella Procura di Palermo arrestate nel novembre 2003, e successivamente condannate per favoreggiamento. Una vicenda piuttosto inquietante, che nel film si fa seguire con passione e che rivela uno spaccato, per dirla con uno dei magistrati parti in causa, di quegli intrecci mafia-politica-affari-coperture istituzionali di cui si parla sempre come di qualcosa di oscuro e non definibile, e che qui invece viene definito almeno per una volta nei minimi dettagli.
Il film è ricco di documenti autentici, come stralci audio di intercettazioni telefoniche originali, ed è senz'altro la fedele ricostruzione di quella vicenda.
Ho quindi pensato che si trattasse di un documento talmente importante, da meritarsi la fedele trascrizione dell'intera sceneggiatura su questo blog, cosicchè rimanga per i navigatori del web come documento fruibile ed immediatamente consultabile, cosa che nella versione video risultava molto complicato. 
E pertanto, l'ho fedelmente trascritto.
Ma non solo, ho fatto qualcosa di più. Mi sono anche permesso di "ampliare" la sceneggiatura del film inserendo, con criterio rigorosamente cronologico, alcuni stralci informativi, nonchè alcuni testi di ulteriori intercettazioni, riguardanti uno dei protagonisti di quelle vicende, e cioè il maresciallo Giuseppe Ciuro, e che nel film erano stati, pur del tutto incolpevolmente, omessi.
Così la colonna in colore giallo è la trascrizione fedele dell'audio del film, mentre quella in verde riporta alcuni stralci supplementari di informazioni riguardanti Giuseppe Ciuro, inseriti nel giusto contesto cronologico, e che ci mostrano un Ciuro impegnato in altre circostanze, in altre attività talvolta più edificanti, talvolta frivole, e che ci forniscono così un quadro più completo della vita dell'uomo, che evidentemente non faceva soltanto la talpa della mafia.
E così ora lo vediamo impegnato in una delle indagini più delicate della storia giudiziaria degli ultimi anni, e cioè la ricerca dei peccato originale della Fininvest, ora preoccupato dell'andamento dei lavori di ristrutturazione della casa al mare del suo diretto dirigente, il PM Antonio Ingroia, ora rilassato in un'amena vacanza con lo stesso PM e la nostra vecchia conoscenza Marco Travaglio (al quale peraltro, l'anno precedente, aveva tirato una specie di bidone consigliandoli un'hotel di proprietà di un inquisito per reati di mafia, e quindi sequestrato, dove Travaglio si era visto presentare un conto che era una fucilata), tra un drink sorseggiato a bordo-piscina ed una capatina nel faldone della requisitoria contro Dell'Utri, ora archiviatore di foto hard non troppo comuni nel PC della Procura.
Spero così di aver potuto fornire ai miei lettori un metodo interessante per meglio comprendere quel periodo così "caliente" per la Procura di Palermo, nonchè di aver fornito al web un documento di facile ed immediata fruizione che possa tornare utile ai navigatori per le lunghe discussioni virtuali nelle fredde notti d'inverno.
Buona lettura.

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PROLOGO

 

 

 

 

 

La storia che vi stiamo per raccontare è nata da un’indagine condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con l’Arma dei Carabinieri che ha portato ad un processo e ad una sentenza di 1° grado il 18 gennaio 2008.

 

 

 

 

 

Entrare dentro a questa storia è come entrare in una galleria degli specchi.

 

 

 

 

 

Gli investigatori cercano una verità trasparente. Questa volta però, non sarà così.

 

 

 

 

 

Via Giovanni De Cosmi:

 

 

 

 

 

Carabiniere: Allora voi due, sul tetto. Tu vieni con me.

 

 

Carabiniere: Siamo sul terrazzo di fronte

 

 

Carabiniere: OK

 

 

 

 

 

Via De Cosmi, salotto elegante della città di Palermo. I Ros piazzano microspie e telecamere nella casa del Dott. Guttadauro, aiuto-primario all’ospedale civico, nonché reggente della famiglia mafiosa di Brancaccio.

 

 

 

 

 

Da subito agli investigatori, si apre un mondo. Decine di affiliati giungono a casa del Boss.

 

 

 

 

 

Presto l’ascolto delle conversazioni a casa Guttadauro consente di delineare l’organigramma di Cosa Nostra e delle sue attività illecite.

 

 

 

 

 

Conversazione intercettata in casa Guttadauro:  Innanzitutto io voglio sapere se il ruolo che mi avevano dato continuo a mantenerlo…perché non so se mi spiego…e questo lo devo constatare

 

 

 

 

 

Conversazione intercettata in casa Guttadauro: quattro e mezzo sono del Buccheri e quattro del toto nero.

 

 

 

 

 

Conversazione intercettata in casa Guttadauro: ma a chi devi ammazzà? Si …ma chi devi ammazzare, dimmelo. …Ma lascialo fottere, per favore…va…

 

 

 

 

 

  giugno 2001

 

 

 

 

 

L’ultima tappa della corsa alle urne di questa primavera passa per una Sicilia inquieta e estate piena tre aspiranti governatori. Salvatore Cuffaro per la CDL, Leoluca Orlando appoggiato dall’Ulivo e Sergio D’Antoni dal suo partito Democrazia …

 

 

 

 

 

Conversazione Registrata in casa Guttadauro:  Tu e l’amico tuo 500 voti mi dovete portare, 500.

 

 

 

 

 

Con lo scorrere dei mesi e l’approssimarsi delle elezioni regionali, a casa del boss si registra una continua processione di personaggi legati alla politica.

 

 

 

 

 

Conversazione Registrata in casa Guttadauro: Se noialtri dobbiamo andare a prendere 3000-3500 voti. Io penso che se non ci rompono i coglioni…

 

 

 

 

 

Uno dei più assidui frequentatori è il Dott. Domenico Miceli, anche lui medico stimato e volto nuovo della politica palermitana.

 

 

 

 

 

Miceli è il delfino del candidato favorito.

 

 

 

 

 

Comizio:  Io Totò Cuffaro, nel caso di una vittoria elettorale della CDL…

 

 

 

 

2001

Conversazione intercettata in casa Guttadauro: Ieri sono stato da Totò… e potrebbe essere a Totò ci fanno…

 

 

 

 

 

Conversazione intercettata in casa Guttadauro: Tu non è che ti pare…lo vedi che sono sette anni che manco…l’unico che può fottere Orlando alla presidenza della Regione, è Totò Cuffaro,.

 

 

 

 

 

Urne ancora aperte in Sicilia sino alle 22

 

 

 

 

 

Gli investigatori erano a un passo dallo svelare le connivenze tra mafia e politica.

 

 

 

 

 

Ma, inaspettatamente il boss Guttadauro bonifica l’appartamento, e scopre la microspia dei ROS.

 

 

 

 

 

Cosa è successo? Un caso fortuito, oppure è stato avvertito? E da chi?

 

 

 

Dossier Dia al processo Dell'Utri Holding Fininvest, ecco i misteri

 

 

Repubblica — 26 marzo 2002   pagina 22   sezione: POLITICA INTERNA

 

 

PALERMO – (…) Al processo per concorso esterno in associazione mafiosa a carico del senatore Marcello Dell' Utri, il maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro si addentra nell' origine delle fortune finanziarie del Cavaliere. Lo fa utilizzando i documenti raccolti nell' inchiesta per riciclaggio, ormai archiviata, a carico di Dell' Utri e Berlusconi. Ciuro da ieri è anche sotto scorta. Protezione rafforzata pure a uno dei pm del processo, Antonio Ingroia. In proposito nessun commento ufficiale. Ma a palazzo di giustizia si parla di «segnali indiretti» che avrebbero convinto della sovraesposizione al rischio del magistrato e del sottufficiale della Guardia di Finanza. La relazione di Ciuro e quella analitica del consulente Francesco Giuffrida, funzionario di Bankitalia, sulle 22 holding che costituirono il polmone finanziario nell' espansione della Fininvest sono già agli atti del processo. Ma Ciuro e Giuffrida ne dovranno riferire in aula. Sulla deposizione di Ciuro, che porterà via parecchie udienze, i legali di Dell' Utri, Pietro Federico e Giuseppe Di Peri, avevano alzato un muro,

 

 

provando a stoppare il racconto del maresciallo, fondato, sostenevano, su atti di un' indagine già scaduta, ovvero incentrati su elementi della corrispondenza privata di un parlamentare. Il tribunale, presieduto da Leonardo Guarnotta, gli ha dato torto. La difesa incassa: «Non possiamo che prenderne atto - dicono i legali - riservandoci di valutare l' ordinanza del tribunale quando disporremo del testo». Così, dopo una prima udienza dedicata alla acquisizioni di canali e frequenze tv in Sicilia, nella tarda mattinata di ieri il sottufficiale inizia a ricostruire il funzionamento delle 22 holding e i percorsi del denaro che vi affluiva e che «dopo un giro di finanziarie e fiduciarie - ha spiegato - è tornato nel 1990 nella disponibilità palese di Silvio Berlusconi». (…) Nella sua deposizione Ciuro ha detto che, dalle testimonianze raccolte, emerge che a occuparsi di tutto era il defunto padre di Berlusconi. -

 

 

 

 

 

Processo Dell' Utri Berlusconi parli anche delle holding Fininvest

 

 

Repubblica — 03 luglio 2002   pagina 18   sezione: POLITICA INTERNA

 

 

PALERMO - I giudici del processo Dell' Utri a Palazzo Chigi, per ascoltare un teste d' eccezione, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. (...) Nell' udienza di ieri, dopo una lunga battaglia con la difesa, i pm hanno ottenuto dal tribunale anche altre domande da porre a Silvio Berlusconi: quelle sulla nascita delle holding e la creazione del capitale della Fininvest. Secondo i consulenti della Procura - il condirettore della Banca d' Italia Francesco Giuffrida e l' investigatore della Dia Giuseppe Ciuro - dietro quell' impero economico ci sarebbero flussi finanziari poco chiari. E su tutto incombe l' ombra della mafia...

 

 

 

 

 

 4-19 agosto 2002

 

 

Pippo Ciuro segnala a Marco Travaglio "un hotel di amici suoi a Trabia".  (Nota: si tratta in realtà di un albergo sotto amministrazione giudiziaria, a causa di vicenda di mafia. L’albergo era stato sequestrato nel 2000 contestualmente all’arresto di un costruttore, Rosario Alfano, processato per concorso esterno e riciclaggio. - ndr)  Travaglio trascorre  "due settimane nell' albergo" con la sua famiglia, e "al momento di pagare il conto" si accorge "che la cifra era il doppio della tariffa pattuita:"    "pagai comunque quella somma per me esorbitante e chiesi notizie a Ciuro, il quale mi spiegò che c' era stato un equivoco e che sarebbe stato presto sistemato (cosa che poi non avvenne)." (Fonte: "il giornalismo e il caso schifani" Lettera di Marco Travaglio a Repubblica — 15 maggio 2008   pagina 36)

 

TITOLO DEL FILM: DOPPIO GIOCO

 

 

 

 

 

MAGISTRATO: Sig. Giuffrè, lei ha conosciuto il Sig. Giuseppe Guttadauro.

 

 

 

 

 

GIUFFRE’: Ho conosciuto il Dottore Giuseppe Guttadauro, sì.

 

 

Il dottore Guttadauro porterà avanti il pensiero del pacifista Provenzano, nel modo migliore e più corretto.

 

 

 

 

 

Chi parla è Nino Giuffrè, braccio destro di Provenzano. I carabinieri del ROS, avevano avuto l’intuizione giusta. Peccato per quella microspia.

 

 

 

 

 

Giuffrè fa un elenco assai dettagliato degli uomini di Provenzano.

 

 

 

 

 

Ma c’è un nome tra tutti  che piove sui magistrati come una doccia fredda.

 

 

 

 

 

GIUFFRE’: … conoscerò Michele Aiello dall’inizio degli anni 90.

 

2002

Cioè io conoscevo Michele Aiello come imprenditore…però mi si era detto che lo stesso Michele Aiello si era avvicinato alla famiglia mafiosa…cioè per meglio dire…alla corrente … alla parte di  Provenzano.

 

 

 

 

 

Michele Aiello non è uno qualunque. E’ l’imprenditore che ha rivoluzionato la sanità siciliana. I giornali lo definiscono “Il re Mida dell’oncologia.”

 

 

 

 

 

Un uomo  insospettabile, il primo contribuente siciliano.

 

 

Panorama dice di lui: “è il Paperon de Paperoni della Sicilia.”

 

 

 

 

 

Negli anni 90 intuisce che la sanità privata è il businnes del futuro.

 

 

Crea un polo per la diagnosi…(…)

 

 

 

 

 

Così Bagheria, la sua città natale, diventa punto di riferimento unico per il Sud Italia.

 

 

 

 

 

Realizza due strutture all’avanguardia: la “Diagnostica per immagini” e la clinica Villa Santa Teresa.

 

 

 

 

 

In Sicilia finalmente la migliore cura non è più l’aereo, come si diceva con rassegnazione.

 

 

 

 

 

Grazie a lui si invertono le rotte dei viaggi della speranza.

 

 

 

 

 

Le strade della guarigione non portano più al nord.

 

 

 

 

 

GIUFFRE': C’è il bisogno di una figura pulita nuova. E’ da allora che inizia il cammino dell’Ing. Aiello nei rapporti con Cosa Nostra che portano a Provenzano.

 

 

 

 

 

Sembra impossibile che Michele  Aiello, da tutti percepito come un benefattore, sia contiguo alla mafia. I magistrati sono consapevoli di maneggiare una materia esplosiva.

 

 

 

 

 

Affidano il fascicolo al Colonnello dei Carabinieri Gian Marco Sottili.

 

 

 

 

 

COL. SOTTILI:  La percezione della delicatezza dell’indagine mi lasciò perplesso per diversi giorni. Ricordo che quasi per una settimana mi sono tenuto questa delega nel mio cassetto pensando mattina e sera con quali strumenti affrontare quest’attività d’indagine. Con quali persone, soprattutto, perché erano indagini difficili…

 

 

 

 

 

La squadra che il Colonnello dispone sul campo, è composta da pochi elementi. Sei giovani carabinieri in tutto.

 

 

La direzione del team viene affidata ad un esperto di indagini patrimoniali e amministrative: è il capitano Michele Miulli.

 

 

All’inizio del 2003 vengono fatte le prime scelte investigative.

 

 

 

 

 

CAP. MIULLI: Partiamo presentando una richiesta di intercettazioni, nel più classico dei modi, e iniziamo a monitorare quelle utenze che di solito si mettono sotto controllo per capire chi sei, cosa fai…con chi ti relazioni, che telefoni utilizzi, con chi parli più di frequente…Quindi iniziamo ad intercettare il telefono dell’abitazione, il suo telefono cellulare, il telefono della “Diagnostica per Immagini” dove praticamente trascorreva tutto il suo tempo.

 

 

 

 

 

Indagini di tipo tradizionale, quindi. Si ascoltano le conversazioni, si seguono i movimenti, ogni mossa è finalizzata a conoscere i dettagli della sua vita.

 

 

Michele Aiello ha un appartamento a Bagheria, e una villa sul mare, a Mongiardino. La sua è una famiglia tradizionale. Sposato da trent’anni, ha 4 figli, ormai grandi. Nel giro di un paio settimane i ragazzi del team tracciano un quadro preciso delle sue abitudini.

 

 

 

 

 

CAP. MIULLI: E lì abbiamo scoperto che era un uomo assolutamente ripetitivo, ma non perché monotono, ma perché integerrimo.

 

 

COL. SOTTILI: Era una persona che passava gran parte del suo tempo a lavorare, in azienda, e poi andava a casa.

 

 

 

 

 

Non fa vita mondana Aiello. Le sue giornate lavorative sembrano non finire mai. 10-12 ore di lavoro serrato. E alla sera immancabilmente fa ritorno a casa.

 

 

 

 

 

Insomma, un imprenditore capace ed instancabile.

 

 

Un uomo riservato ed irreprensibile.

 

 

 

 

 

CAP. MIULLI: L’unico suo vizio era questa sua fiammante “Porche Cayenne”

 

 

 

 

 

In effetti l’unico lusso che si regala l’ingegnere era una fuoriserie modernissima. La prima ad essere immatricolata in Sicilia.

 

 

 

 

 

A Bagheria contemporaneamente, si muovono altri carabinieri.

 

 

Sono gli uomini del Raggruppamento Operativo Speciale, il ROS, gli stessi che avevano piazzato le microspie a casa di Guttadauro più di un anno addietro. I ROS stanno tessendo la loro rete per catturare Provenzano.

 

 

 

 

 

PIZZINO DI PROVENZANO: Prego di fare sapere a me, chi sono queste impresi o persone di Bagheria,.. e siccome fu stabilito dallo zio Totuccio Riina,  bisogna sempre valutare il danno che una persona fa da vivo e da morto.

 

 

Se il danno che fa da morto è maggiore del danno che fa da vivo, lasciamolo stare…viceversa, eliminarlo.

 

 

 

 

 

Bernardo Provenzano, il re di Cosa Nostra, affida la sua voce ai “pizzini”. E i ROS, con cura certosina, hanno ricostruito il suo sistema di comunicazione: hanno individuato i “pony express”, i postini. Imprenditori, dipendenti pubblici, commercianti, i pastori. Si tratta così la “via dei pizzini” che attraverso tutta la Sicilia passando per Agrigento, Vittoria, Baucina, Casteldaccia, arriva proprio nei pressi di Bagheria.

 

 

 

 

 

CARABINIERE: CAP. G. SOZZO: Bagheria è stato un territorio di assoluta fiducia Provenzaniana. E’ uno dei luoghi in cui B. Provenzano può contare sul maggior numero di uomini legati a  lui non solo per vincolo mafioso  ma per vincolo personale di assoluta cieca fedeltà.

 

 

 

 

 

E all’inizio del 2003, il plenipotenziario di “Binu” è Nicolò Eucaliptus, uomo di stretta osservanza Provenzaniana, rispetto assoluto delle regole mafiose.

 

 

 

 

 

CARABINIERE: Noi cominciammo ad osservarlo, a sentirlo  e capimmo subito che era un capomafia di altissimo livello.

 

 

 

 

 

CAP. G. SOZZO:  Nicolò Eucaliptus è uno degli uomini che hanno fatto la storia di Cosa Nostra. Il suo nome emerge già con un ruolo di centrale importanza nel cd Maxi1, il processo che nasce nell’86. La famiglia Eucaliptus è una famiglia mafiosa che è insieme una famiglia anagrafica. Un gruppo che, per esempio, e non è cosa di poca importanza, vive tutto in un’unica grande casa: i genitori, i figli adulti con le mogli, con i bambini.

 

 

Già questo da il senso della saldezza, della compattezza, del controllo che la famiglia…del possesso che la famiglia continua ad esercitare sui singoli che la compongono.

 

 

 

 

 

Nicolò Eucaliptus gestisce il potere mafioso insieme al figlio Salvatore, ed al genero, Onofrio Monreale.

 

 

I ragazzi del ROS hanno raccolto un’impressionante mole di dati che ne confermano il ruolo di arbitri della vita economica e politica della città di Bagheria.

 

 

 

 

 

Intercettazione telefonica:

 

 

Nicolò Eucaliptus - Pronto

 

 

Rosario Gianmarco - Rosario, ciao

 

 

Nicolò Eucaliptus - Oh …oh Rosario…auguri…

 

 

Rosario Gianmarco - Grazie, Nicola…

 

 

 

 

 

In quest’intercettazione il boss è al telefono con Rosario Gianmarco, un politico locale. Gli porge i suoi auguri per il suo successo elettorale.

 

 

 

 

 

Rosario Gianmarco - Si Nicola…

 

 

Nicolò Eucaliptus -- Ho sentito questa mattina di prima mattina…sfogliavo il giornale, ma non  trovavo niente qua. Quando mia figlia me l’ha detto…

 

 

Rosario Gianmarco - Abbiamo sbalordito, Nicò…

 

 

Nicolò Eucaliptus - Mi ha fatto piacere immenso piacere

 

 

 

 

 

Ascoltiamo con attenzione le sue parole. La grammatica è quella del mafioso che lusingando, ammonisce.

 

 

 

 

 

Rosario Gianmarco - Sì Nicola, si si…

 

 

Nicolò Eucaliptus - Rosario, ti devi comportare per come ti sei sempre comportato..

 

 

Rosario Gianmarco - Ma lo so, Nicola …

 

 

Nicolò Eucaliptus - Seeempre ..non alzare mai i piedi da terra, uno deve sapere che ha sempre i  piedi per terra…che poi alla fine queste cose pagano, Rosario. E tu ne sai qualcosa, vero?

 

 

 

 

 

Gli Eucaliptus arrivano lontano, e tutto arriva a loro. Ogni affare, ogni transizione, ogni cantiere che viene aperto in città, necessita della loro approvazione. Hanno costruito mezza Bagheria, e i risultati sono evidenti. Un giardino di agrumi e ulivi secolari, soffocato da palazzi …tonnellate di cemento armato che rubano spazi alle meraviglie barocche delle sue ville. Bagheria è periferia e metropoli. E’ una galleria di specchi, Bagheria. Specchi che deformano, rendono….

 

GEN

La maledizione del principe che volle un salone in cui tutti fossero storpi, come lui. Contraddizioni che stridono come gesso su una lavagna nera. Da una parte della strada concessionarie di auto di lusso, dall’altra moto APE, cariche di niente. Tutto si confonde, si allunga, si piega, aggiogato al potere di mafiosi e politici. E spesso mafiosi e politici hanno lo stesso volto. A Bagheria è nato Guttuso, il potente pittore che seppe ritrarre la passione del Cristo inchiodato tre volte nel legno. A Bagheria è la ICRE, l’industria di chiodi e reti in cui  Provenzano negli 80 inchiodava, torturandoli, i suoi nemici. A Bagheria è nato e vive Aiello, il re Mida dell’oncologia. Ma da qualche settimana l’uomo che ha dato speranza ai malati di tutta Italia, è sottoposto alle stringenti indagini dei carabinieri.

 

2003

 

 

 

Aiello prosegue la solita routine, lavoro, casa, famiglia

 

 

 

 

 

Carabinieri:Sta uscendo dalla clinica, lo agganciamo… Modello Porche Cajenne, nero.”

 

 

 

 

 

Si conferma il suo profilo di lavoratore serio e instancabile. Un’unica stonatura crea inquietudine negli uomini incaricati dei pedinamenti.

 

 

 

 

 

COL. SOTTILI:  Aiello aveva una macchina molto veloce, correva molto, non appena usciva dalla clinica si metteva subito a velocità folli per le strade

 

 

 

 

 

I ragazzi devono  assolutamente vedere dove va Aiello. Provano a pedinarlo, ma puntualmente lo perdono. Dove corre l’ingegnere?

 

 

 

 

 

A questo punto i ragazzi si attrezzano con auto potenti, per riuscire a stargli dietro. Le folli velocità mantenute dall’ingegnere non fanno il paio con l’immagine che finora si è disegnata di lui. Sembra quasi che dia sfogo a un sentimento represso, un inspiegabile bisogno di fuga.

 

 

 

 

 

Ma i suoi scatti da velocista non portano a nulla.

 

 

 

 

 

Il lavoro lo assale, il telefono squilla

 

 

 

 

 

Aiello: Pronto..

 

 

Segretaria: Ingegner Aiello…buongiorno. E’ la segreteria del Presidente Cuffaro. Un istante, le passo il presidente.

 

 

Aiello: Si grazie.

 

 

Pausa…. Segretaria: Pronto…parli ora.

 

 

Cuffaro: Pronto..

 

 

Aiello: Pronto… ciao Totò.

 

 

Cuffaro: Al lavoro?

 

 

Aiello: Al lavoro… come stai?

 

 

Cuffaro: Come?

 

 

Aiello: come stai, dico.

 

 

Cuffaro: Bene, bene…com’è andato l’incontro?

 

 

Aiello: Niente, ci sono andato, ma lui non c’era. Era a Roma.

 

 

Cuffaro: Come era a Roma?

 

 

Aiello: Completamente.

 

 

 

 

 

In sala ascolto l’attenzione si fa massima. Aiello è al telefono col presidente Totò Cuffaro. I toni, sono confidenziali. Niente di strano però. In fondo è normale che il primo contribuente siciliano, il magnate della sanità, abbia consuetudine con la massima autorità politica dell’isola.

 

 

 

 

 

Cuffaro: Aspettava a te. L’ho chiamato io. Mi ha detto: deve venire.

 

 

Aiello: Ci sono andato, Totò. Ci sono andato. Ho parlato sopra che c’è una specie di segretaria.

 

 

Cuffaro: Ma no, con lui devi parlare.

 

 

Aiello:   Totò…io ho chiesto se c’era.

 

 

Cuffaro: Come che non era là? Io l’ho chiamato.

 

 

Aiello:   Ti sto dicendo che sono salito io…ma se sono salito io sopra.

 

 

Cuffaro: Beh, comunque…lunedì vacci allora, vah…

 

 

Aiello:   Va bene.

 

 

Cuffaro: Ma devi parlare con lui prima o no?

 

 

Aiello:   Benissimo, ok. Ciao.

 

 

Cuffaro: Ciao.

 

 

 

 

 

CAP. MIULLI:  Si capisce che con lui ha grande confidenza, si danno del “tu”. A mezze parole si intende che si tratta di un affare al quale è interessato Aiello e che il presidente, ehh…la cosa strana è che rimasta una telefonata isolata. Noi intercettavamo tutto ciò che fosse riferibile ad Aiello. Intercettavamo i telefoni di casa, intercettavamo i telefoni che utilizzava, intercettavamo i telefoni della diagnostica però di questa vicenda non avevamo saputo più nulla, non avevamo ottenuto riscontri.

 

 

 

 

 

Evidentemente nella vita privata di Aiello, ci sono degli spazi neri che vanno illuminati, scandagliati.

 

 

Se l’indagine su Aiello ha contorni indefiniti, quella dei ROS per la cattura di Provenzano si delinea chiaramente.

 

 

 

 

 

L’analisi sull’attività degli Eucaliptus dà ottimi risultati, e gli inquirenti trovano conferme nelle parole di Giuffrè.

 

 

 

 

 

Giuffre’: Bagheria è la roccaforte di Provenzano. Provenzano trascorrerà su questa città la sua latitanza e farà i suoi appuntamenti.

 

 

 

 

 

Bagheria è il centro nevralgico del sistema Provenzano. Il punto di partenza e quello terminale dei suoi interessi. Il suo feudo, la sua casa. E i ROS lo sanno da anni.

 

 

 

 

 

CAP. G. SOZZO:  Stiamo lavorando a Bagheria perché siamo convinti di trovare non solo uno degli astratti contesti di alleanza di cui gode Bernardo Provenzano, ma riteniamo probabile di poterci  fisicamente imbattere  in lui, nascosto qui, protetto dalla forza mafiosa che la famiglia mafiosa di Bagheria esercita sul proprio territorio naturale.

 

 

 

 

 

Infatti grazie alla microspia piazzata sull’auto degli Eucaliptus, i ROS hanno la netta sensazione di avere imboccato la strada giusta per arrivare a Provenzano.

 

 

 

 

 

Carabiniere: lo seguiamo

 

 

 

 

 

Salvatore Eucaliptus: Qua ha iniziato lo “zio”?

 

 

Nicolò Eucaliptus: nel 92 dormiva

 

 

Salvatore Eucaliptus: dal maggiore?

 

 

Nicolò Eucaliptus: No, il villino del “due di spade”, dove c’è l’appartamento dello “scaduto”.

 

 

Salvatore Eucaliptus: Ah, si…

 

 

 

 

 

La notte del 20 gennaio 2003, i ROS captano il racconto che Nicolò fa dei precedenti soggiorni dello “zio” a Bagheria, ma soprattutto preannuncia al figlio importanti novità.

 

 

 

 

 

Carabiniere: Noi a quel punto abbiamo una grande e bellissima acquisizione  in cui noi sentiamo Eucaliptus Nicolò che comunica al figlio Salvatore che gli era stato chiesto di “tenere”, quindi di curare la latitanza di Bernardo Provenzano.

 

 

 

 

 

Nicolò Eucaliptus: …mi domandava se c’è un appartamento libero.

 

 

 

 

 

E’ tutto perfetto, ogni cosa combacia. Il boss si sta avvicinando a Bagheria. Siamo alle soglie del 2003. Ai ragazzi non resta che aspettarlo.

 

 

 

 

 

Carabiniere: Ragazzi, la Opel sta uscendo.

 

 

 

 

 

Il  31 gennaio 2003, però, succede qualcosa di inaspettato.

 

 

 

 

 

Salvatore Eucaliptus: dove andiamo?

 

 

Nicolò Eucaliptus: fermati qui, ch’io avissi a parlare cu’ l’ingegnere.

 

 

 

 

 

Carabiniere: Vedemmo in diretta che Eucaliptus  Nicolò insieme al figlio Salvatore s’era portato dall’Ingegner Aiello.

 

 

 

 

 

Le indagini su Aiello e sugli Eucaliptus, finiscono per intrecciarsi.

 

 

 

 

 

Nicolò Eucaliptus: No, magari poi ci vai tu solo dall’ingegnere. Ci amu a ghiri pi cose utili nostre. Punto e basta.

 

 

 

 

 

Carabiniere appostato: Sono usciti dalla macchina.

 

 

 

 

 

Il boss di Bagheria quindi, si reca dall’Ing. Aiello. Ci va per sbrigare le faccende della famiglia, le “cose nostre”, dice. Queste visite si ripetono nei giorni successivi.

 

 

 

 

 

CAP. G. SOZZO:  Iniziammo a documentare sporadiche frequentazioni degli Eucaliptus presso le sedi delle cliniche di Michele Aiello.

 

 

 

 

 

Quali sono le ragioni di queste visite? Perché Nicolò Eucaliptus si reca dall’ingegner Aiello?

 

 

Intanto, sul fronte amministrativo i carabinieri approfondiscono gli accertamenti sulle molteplici imprese di Aiello.

 

 

 

 

 

CAP. MIULLI:  Era importante stabilire con chi lavorasse l’ingegnere, a chi avesse dato lavoro, perché di fatto era proprietario di un impero imprenditoriale. Avevamo individuato circa 16 imprese riconducibili a lui, quindi per noi era importante capire se lui questo impero economico non avesse anche offerto lavoro a soggetti riconducibili a “cosa nostra” o comunque vicini a quegli ambienti.

 

 

La sua segretaria, una delle persone più fidate, era Mesi Paola, la sorella di Mesi Maria, che era l’amante di Matteo Messina Denaro.

 

 

 

 

 

Matteo Messina Denaro è il ricercato numero due della mafia.  E’ l’uomo che ha portato le bombe di “cosa nostra” sul continente: a Firenze, in Via dei Georgofili, a Roma, a San Giovanni

 

 

 

 

 

CAP. MIULLI:  Il fatto che il suo più fidato collaboratore fosse la sorella dell’amante di Matteo Messina Denaro non è un dato di secondo piano.

 

 

 

 

 

La notte dell’8 febbraio 2003, porta con sé un’importante conferma alle parole del capitano Miulli.

 

 

 

 

 

Moglie di Salvatore Eucaliptus Ma scusa, ma se tu a tuo padre gli devi chiedere pure, gli devi chiedere pure dove andare a lavorare?

 

 

Salvatore Eucaliptus Ma tu, li sai sti discorsi, Stefà? Tu i discorsi non li sai, come non li sa mia mamma, come non li sa mia sorella.

 

 

 

 

 

Nella Opel di Nicolò Eucaliptus viaggia il figlio Salvatore, che prova a spiegare a sua moglie, una donna del nord che fatica a cogliere certe dinamiche, quali siano i rapporti tra lui e l’ingegnere. Il tono è accalorato, intenso.

 

 

 

 

 

Salvatore Eucaliptus Io non ci potrò mai andare là a lavorare. E allora non lo volete capire voi. Io potrò andare a lavorare da centomila parti, ma la non ci pozzu iri a travagghiare. Minchia, proprio le cose in testa no…l’unica persona che mi può dire di sì è mio papà …hai capito? E basta. E tu lo sai. Perché là è una cosa a rischio, per ‘du  cristianu. Io ogni giorno ci vado dall’ingegnere.  La no. Da un’altra parte si. Ma la no. A chiddu ‘u cunsumano, a ‘du  cristianu, lo consumano completamente.

 

 

 

 

 

“‘u cunsumano, a ‘du  cristianu”.  In siciliano significa una sola cosa: la rovinano, quella persona. Non ne rimane più niente. Ma perché “Cosa nostra”, abituata a fagocitare persone e cose, dovrebbe avere tanti riguardi proprio per Aiello?

 

 

 

 

 

Le indagini patrimoniali sul passato dell’Ing. Michele Aiello, continuano a produrre informazioni importanti.

 

 

 

 

 

COL. SOTTILI:  Si raccoglie molto, dal punto di vista dei riscontri. E andiamo a ricostruire come si era svolta l’edificazione di vecchie strade interpoderali, vecchie di 10 anni…

 

 

 

 

 

Come è risaputo, i suoi primi passi Aiello, li ha mossi nell’edilizia, costruendo centinaia di strade interpoderali. Poco alla volta, si prova a ricostruire l’origine delle sue ricchezze.