PREMESSA
Il seguente pezzo, riguarda una recente diatriba fra Paolo Guzzanti e Marco Travaglio.
Mi rammarico che questa discussione si arroventi proprio mentre sono ancora in corso processi giudiziari a carico dell’On. Dell’Utri, già condannato in primo grado per gravi reati, poiché mi rendo conto che gli argomenti trattati si intersecano anche con quelli trattati in quei processi.
Ci tengo a precisare che con questo mio articolo non intendo assolutamente interferire sui processi in corso, né muovere alcuna critica all’attività dei magistrati in quei procedimenti, che considero contesti che sono e debbono rimanere separati dai fatti che sto per esporre.
Ho solo voluto soffermarmi, per un lungo istante, su alcuni episodi di brutto giornalismo.
Anzi, mi correggo. Infimo giornalismo.
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UN UOMO CHIAMATO CAZZILLO
di enrix
Il cazzillo, nella tradizione dialettale siciliana, è una crocchetta di patate fatta alla buona.
Una gustosa piccola palla confezionata a mano e fritta che si ingoia in un sol boccone, esattamente come quelle che ti spiattella Marconiglio.
Beh, per la verità quelle di Marconiglio talvolta non sono proprio così piccole.
Anzi, certune hanno le dimensioni di un treno merci, ma questo non pare rappresentare un problema, in virtù delle altrettanto ampie dimensioni delle fauci degli ammiratori del giornalista torinese, che sono evidentemente in grado di ingoiare anche cazzilli prodotti con patate geneticamente modificate, e quindi abnormi.
Un’occasione per sfornare cazzilli da Gran premio culinario, è seguita alla sentenza di assoluzione con formula piena che ha premiato la tenacia di Paolo Guzzanti nella causa per diffamazione intentatagli da alcuni giornalisti RAI, e Marconiglio naturalmente l’ha subito colta al volo, appassionato com’è di palle alla patata fritta.
Beh, per la verità Travaglio non poteva fare altrimenti, essendo stato chiamato in causa da Guzzanti medesimo, sul suo blog, (o “psicoblog”, come lo chiama Marconiglio, che ama ficcare “psico” davanti a tutto) su uno di quelli che per anni è stato un suo cavallo di battaglia: quello cioè messo a disposizione di Dell’Utri, nelle confortevoli stanze dell’albergo “Plaza”, da Mangano, l’illustre defunto stalliere di Arcore.
Sempre per la verità, anche quello era un cazzillo, perché il cavallo in albergo non era poi roba di Dell’Utri, ma di un membro del clan Inzerillo.
Ma una manina furba ha manipolato un’intervista al compianto Giudice Borsellino, cosicché per i telespettatori della RAI che hanno avuto la fortuna di vedere alle ore 23 del 19 settembre 2000, quel premio Oscar per il miglior montaggio (trasmesso naturalmente quando il povero Borsellino aveva già dismesso da anni l’abbonamento RAI per cause di forza maggiore, e pertanto sotto lo schermo protettivo dell’occhio non vede, cuore non duole), il cavallo nell’hotel stava a nitrire e scalciare proprio per Dell’Utri, che invece nella realtà non ne sapeva nulla.
Ma questi son dettagli che vedremo dopo.
Sta di fatto che il Marconiglio, all’epoca entusiasta di quella versione addomesticata del pensiero di Paolo Borsellino, pensò bene di rileggerla ad alta voce, per coloro a cui fosse sfuggita, dalle poltrone del Satyricon di Daniele Luttazzi, e fu tanto convincente che per 7 lunghi anni, sino ad oggi, persino il sottoscritto deve ammettere di aver creduto che Dell’Utri fosse uno che si faceva consegnare in albergo pacchettini griffati Trismegisto (aka: eroina) dal suo amico stalliere che aveva il vezzo di chiamare “cavallo” anche la roba liofilizzata.
Per chi non le ricordasse le parole esatte di Marco Travaglio nello spot elettorale firmato Luttazzi del 14 marzo 2001, credo sia opportuno riportarle fedelmente.
Luttazzi sta parlando del nuovo libro di Travaglio-Veltri: “L’odore dei soldi”.
Luttazzi: …Dunque: riassumiamo un pochettino il percorso di questo libro: c'è dentro un'intervista anche a Borsellino che è incredibile.
Travaglio: C'è un'intervista agghiacciante a Paolo Borsellino: è una rarità questa intervista, perché
Luttazzi: Cosa c'era di così drammatico in questa intervista?
Travaglio: Bè, è un'intervista abbastanza agghiacciante, per chi la vede soprattutto col senno di poi, cioè la vede come il testamento spirituale. Borsellino dice alcune cose: a) che la procura di Palermo in quel momento sta indagando sui rapporti tra Berlusconi, Dell'Utri e Mangano; e poi dice un'altra cosa: dice che in una intercettazione del 1981 tra Mangano e Dell'Utri, Mangano sta contrattando con Dell'Utri a proposito di un cavallo. E Borsellino dice che "nel maxiprocesso noi abbiamo appurato che Mangano quando parla di cavalli intende partite di droga". (Qualche telespettatore sprovveduto a questo punto non si sarà putacaso convinto che dell’Utri stava contrattando droga, secondo Borsellino? Assolutamente no, che diamine. – ndr) Quando poi il giornalista, che è un francese, quindi fa domande, gli dice “se ricordo bene nell'inchiesta c'è un'intercettazone fra Mangano e Dell'Utri in cui si parla di cavalli". Borsellino, che evidentemente è un fine umorista, risponde "bè, nella conversazione nel maxiprocesso, se non piglio errore, si parla di cavalli che dovevano essere mandati in un albergo. Quindi non credo che potesse trattarsi effettivanente di cavalli: se qualcuno mi deve recapitare due cavalli me li recapita all'ippodromo oppure al maneggio, non certamente dentro a un albergo". Allora, voi immaginate un'intervista di questo genere rilasciata oggi da Borsellino vivo, che cosa si direbbe di Borsellino, che è una toga rossa, che è arrivata la cavalleria comunista, che non a caso è un complotto politico, la giustizia a orologeria. (…). Ecc…ecc…
Marconiglio è come sempre molto modesto. Fa un apprezzamento sul senso dell’umorismo di Borsellino, proprio lui che quanto a humour è un vero maestro, ritenendo che il magistrato abbia risposto in modo simpatico ed ironico a quella domanda.
Peccato che la risposta data da Borsellino a quella domanda fosse tutt’altra, tagliata nella versione trasmessa da Rainews24, e sostituita mediante il copia-incolla (o meglio: il taglia-e-cuci) con quella riletta da Travaglio, molto più utile ed interessante perché in quella Borsellino risponde di “non credere che potesse trattarsi effettivamente di cavalli”. Quindi la sequenza così come riportata da Travaglio è il frutto di una manipolazione dell’intervista, e pertanto la nota del giornalista sull’umorismo del magistrato, ha l’aroma di una commedia di Jonesco. E Travaglio, più che cercare di immaginarsi che cosa si direbbe oggi di un’intervista del genere con Borsellino vivo, avrebbe dovuto piuttosto chiedersi che cosa avrebbe detto Borsellino stesso, di una simile porcheria, se fosse stato ancora vivo.
Già, perché malauguratamente, nel suo parlato originale, bianchettato da abile manina nel montaggio trasmesso dalla Rai, il compianto Giudice dell’Antimafia all’inciso del giornalista francese: “se ricordo bene nell'inchiesta c'è un'intercettazone fra Mangano e Dell'Utri in cui si parla di cavalli..". aveva risposto in tutt’altro modo, replicando che “probabilmente non si tratta della stessa intercettazione.”. E dopo aver chiesto di poter consultare alcune carte ed averle consultate, concludeva:. “No, questa intercettazione è tra Mangano e uno della famiglia degli Inzerillo... ».
Beh, a difesa di Travaglio bisogna convenire che con la risposta originale di Borsellino, la lettura dello stralcio di intervista a Satyricon sarebbe stata ben più noiosa, con gran danno dell’audience.
Quindi, se caso mai qualcuno avesse ritenuto improbabile che il Dell’Utri commerciasse in cavalli al papavero liofilizzato, un abile tecnico della moviola, con un lavoretto ben fatto, ha provveduto a fugare ogni dubbio, montando domande e risposte in modo tale da rassicurare i consumatori di eroina, i quali potevano finalmente nutrire la speranza di potersi rifornire, anziché presso la famiglia mafiosa con cui Mangano stava effettivamente trattando (che volgarità!), direttamente con il Sig. Dell’Utri, dirigente di un importante gruppo industriale milanese (vuoi mettere?).
E siccome la pubblicità fatta a Rainews24 alla bottega di dell’Utri non era stata sufficiente ad aprirgli il mercato per le basse percentuali nell’audience, ci ha pensato Marco Travaglio a risolvere il problema, scandendo le sillabe a Satyricon, una trasmissione ben più pasciuta quanto ad indici di ascolto, e soprattutto ben più vicina alla tornata elettorale.
II PARTE:
QUALCUNO PERO’, AVEVA GIA’ AVVERTITO CHE QUELL’INTERVISTA…
Dopo la trasmissione dell’intervista su rai News, prese la parola Paolo Guzzanti, il quale in alcuni articoli e comparse televisive, denunciò la presenza di manipolazioni in quella videocassetta.
E così i responsabili di quella trasmissione a Rainews24, pensarono bene di querelarlo.
Ed il Giudice del processo di primo grado, pensò bene di condannarlo, e riuscì a farlo senza entrar nel merito di ciò che era accaduto con quell’intervista.
Ma il coraggioso Paolo Guzzanti non si da per vinto, impugna la sentenza, ed alla Corte d’Appello di Milano ha la fortuna di incappare finalmente in un giudice che va a fondo. E naturalmente, per andare a fondo, pone a confronto la versione dell’intervista trasmessa da Rainews24, con un’altra pubblicata da L’Espresso nel 1994 più completa, (anche se comunque non integrale neppure quella.). Fatto il confronto (non era poi così difficile), il magistrato conclude che “è obbiettivamente vero, nei suoi elementi essenziali, il fatto che l’intervista mandata in onda da RaiNews è frutto di un’alterazione.”, e conseguentemente assolve il Guzzanti .
Il senatore da’ la notizia dell’assoluzione sul suo blog, rendendo disponibile agli internauti il testo integrale della sentenza. “Questo era un cavallo di battaglia del solito Travaglio che spadroneggia in tv e su youtube senza contraddittorio. E’ una sentenza devastante per il finto giornalismo basato su documenti falsi e manipolati”, scrive Guzzanti.
A quel punto il Marconiglio, chiamato in causa, non può proprio rimanere asserragliato nel buio della sua tana, e pertanto decide di uscire allo scoperto. E lo fa con un articolo in due puntate dal titolo “Un uomo chiamato cavallo” pubblicato da l'Unità il 18 e 19 marzo scorsi.
Esordisce rilevando come Paolo Guzzanti sia “su di giri”, ma evidentemente anche per i suoi giroscopi è scattato l’overdrive.
Si finge divertito, e per prima cosa ti spara una battuta dove lascia intendere che il suo antagonista sia pronto per il ricovero in clinica psichiatrica.
Guzzanti, scrive Travaglio, intende “smantellare la legge Basaglia che abolì i manicomi. Una mossa autolesionista”. Sarcasmo sopraffino. Ma fatta salva la sfiziosa ironia, il modello di aggressione è vecchio e collaudato. Sulle pagine dell’Unità, invocare il manicomio per l’antagonista, è tradizione ultradecennale. Accadde anche con Indro Montanelli, che il 10 dicembre 1976 scrisse sul Giornale da lui diretto: “Ieri Fortebraccio, dalle colonne dell’Unità, ha invocato per noi, previa qualche iniezione, il ricovero immediato, e a titolo definitivo, in manicomio. La cosa non ci stupisce: sappiamo benissimo che di manicomi e di iniezioni nessuno s’intende più dei comunisti: chi c’è passato giura che ci hanno fatto una mano da maestri.”
Quindi, semplicemente, cambiano i personaggi, ma la sceneggiatura è sempre la stessa.
Ma per tornare alla nostra vicenda, ecco il Marconiglio ai suoi fornelli col grembiulino bianco, pronto a cucinar cazzilli così gustosi da far tornare l’appetito alle frotte dei suoi ammiratori rimasti sbigottiti per questo inconsueto avvenimento: una sentenza che pareva dar torto marcio al grande Marco ricacciandogli in gola uno dei suoi acuti più riusciti. E mentre l’olio scalda nella cassuerola, si procede con l’aperitivo.
E naturalmente, si tratta di una piccola manipolazione, tanto per gradire.
Quale sia il possibile trauma infantile, la misteriosa origine, il prurito che spinge certi individui a manipolare sistematicamente la realtà delle cose, non esitando ad alterare le parole nei virgolettati per stravolgerne il senso, e farlo paradossalmente persino quando si sta discutendo proprio di alterazioni, probabilmente resterà sempre un mistero.
Le alterazioni sulle alterazioni. Praticamente come se un ladro, mentre viene processato, in tribunale rubasse la toga al giudice.
E Travaglio, come sa darci dentro lui coi virgolettati, è un pezzo unico: alla sua icòna bisogna assolutamente riservare un posto al Madame Tussot's London Wax Museum, honoris causa per questa sua arte sapiente.
Ci deve essere qualcosa, oltre che probabilmente di patologico, di particolarmente appassionante in questo passatempo, che io di norma sono abituato a vedere come azione da manigoldo.
Invece ho capito che oggi è divenuto opportuno correggere il tiro, visto che ormai in certo giornalismo italiano la manipolazione dei fatti e dei testi è all’ordine del giorno, cioè è diventata di uso comune e quotidiano, e quindi non si può più stigmatizzare come atto malandrino o indignitoso, ma più semplicemente come un veniale passatempo, e pure divertente. Una specie di scherzo da preti, insomma. Io manipolo a tuo danno non perché sono disonesto, ma perché sono furbo. Tu se proprio intendi reagire, puoi fare lo stesso a mio danno.
E’ la civiltà che avanza anche nel mondo dell’informazione.
E così siccome
Ma Marco Travaglio, che evidentemente ci tiene molto a dipingere Guzzanti come un oscuro calunniatore di innocenti, per porre riparo a quanto emerso in sentenza e continuare ad illudere i propri lettori che il bieco Paolo avesse invece accusato ingiustamente quei poveri giornalisti di essere gli autori diretti di una manipolazione che in realtà era stata fatta da qualcun altro prima che essi acquisissero - pare in buona fede - la cassetta, ci racconta, nel suo Uomo chiamato cavallo, di "...tre giornalisti di Rainews24 (Morrione, Ranucci e Ferri) - da lui accusati nel 2001 di aver “manipolato” la famosa intervista di Paolo Borsellino,…". E nella seconda puntata del suo articolo cerca di ribadire ancora meglio: “Nel 2001 Paolo Guzzanti accusa Rainews24 di aver “manipolato per fini politici” l’intervista di Canal Plus a Paolo Borsellino ”. Non si ha che da confrontare il testo nel virgolettato con quello da me trascritto, sempre nel virgolettato, del Giudice, per accertare che Travaglio ha riportato come citazione “testuale” tutt’altra cosa rispetto a quella effettivamente scritta in sentenza.
Ma non contento, Travaglio aggiunge ancora: “
Così l’abile “sintesi” serve a continuare ad illudere i propri fedeli, che Paolo Guzzanti abbia affibbiato direttamente l’accusa di manipolazione, in realtà compiuta da altri, ai tre poveri giornalisti, dipingendoli come dei fabbricatori di falsi e quindi infangandone il prestigio.
In realtà, solo in un articolo del 2 dicembre 2000 Guzzanti rileva che Morione ha ammesso in una lettera di essere consapevole di alcuni tagli nell’intervista trasmessa, e commenta: “come se fosse una cosa normale, un particolare minimo”, il che però continua a coincidere con un’attribuzione di responsabilità oggettiva, per aver trasmesso un’intervista manipolata, ma non con un’accusa esplicita di aver compiuto manipolazioni dirette del nastro, pur essendo il tutto, sempre per Guzzanti, equivalente ad una “ammissione di colpa”.
Tant’è vero che Guzzanti alla fine dell’articolo conclude: “Morrione dice ora di aver “acquisito” l’intervista dalla Procura di Caltanissetta, ciò che ci sorprende moltissimo e su cui vorremmo sapere la verità, tutta la verità che ci sembra comunque inquietante.”
E faceva bene a sorprendersi Guzzanti, perché infatti ciò che aveva detto Morione, e cioè che aveva acquisito l’intervista dalla procura di Caltanissetta, non era vero. O almeno così risultò da successive rettifiche.
III PARTE:
AVANTI COI CAZZILLI…
Ma come ho detto, siamo solo all’aperitivo. Un drink per prepararci al piatto forte: un vassoio bello colmo di cazzilli pronti e fumanti.
Quindi Marconiglio, passa al sodo. Gli spetta l’arduo compito di dimostrare, forte dei suoi attrezzi del mestiere, (che poi sono soltanto tre: una mazza, una lima ed un fiasco di bianchetto – non il vino, ma la cremina bianca ricoprente-), che i Giudici hanno assolto per misericordia e per pietà un Guzzanti comunque colpevole e dalla moralità sepolta.
Quindi, prende l’annuncio fatto da Guzzanti sul suo blog, lo ricopia, e lo dichiara “stupefacente”:
“Nel suo psico-blog sobriamente intitolato “Rivoluzione Italiana”, il nostro eroe trae dalla sentenza conclusioni a dir poco stupefacenti: “
E a questo punto, siamo tutti curiosi di vedere come l’abile guru del giornalismo nazionale, riuscirà a dimostrare che ciò che è vero e reale, parola per parola, è in realtà “stupefacente”.
Innanzitutto, Marconiglio ci tiene a chiarire: Nelle cause intentatemi da Berlusconi & C.per diffamazione relativamente a quanto ho scritto ne “l’odore dei soldi” e a quanto ho detto a “Satyricon” io ho sempre vinto, e quindi “quel che abbiamo scritto e detto era tutto vero”
Per Guzzanti è diverso. In questa causa intentatagli per diffamazione lui ha vinto pure, ma quello che aveva scritto era falso.
Potenza della logica travaglina.
Vediamo su cosa si fonda, questa logica, proseguendo nella lettura del pensiero di Travaglio:
“Purtroppo non si può dire altrettanto di Guzzanti. La sentenza che l’assolve non dice mai che l’intervista trasmessa da Rainews fu “manipolata col copia incolla per far credere” ecc: dice che il montaggio di Canal Plus (che poi curiosamente, dopo le stragi, non lo mandò mai in onda) è una “rielaborazione della cassetta originale” con “differenze” e “alterazioni del testo originario”: il che spesso avviene quando si prende una lunga chiacchierata e la si sintetizza al montaggio. Che l’integrale fosse più lungo lo sapevano pure i bambini. “
E va bene Marco, i bambini sapevano quello, però non sapevano queste altre cosette che ha scritto il magistrato nella sentenza e che nel tuo cazzillo tu ti guardi bene dal citare:
“non vi è dubbio che le rilevate differenze – obbiettivamente riscontrabili rispetto al testo mandato in onda da Rainews e, come risulta dalla ricostruzione sopra delineata, frutto di tagli evidenti –facciano concludere, in maniera logica, che ci si trova di fronte ad un’alterazione del testo originario. (“alterazione” del testo originario, Travaglio: singolare. Non “alterazioni”, come hai detto tu, usando il plurale. Trovarsi di fronte ad una “alterazione del testo” equivale a dire di trovarsi di fronte ad un testo alterato nella sostanza. Parlare invece della presenza di “differenze” ed “alterazioni del testo” lascia aperta la possibilità che si tratti di episodi sporadici e non così rilevanti da alterare la sostanza del testo nel suo complesso. Saranno sfumature, ma tu Marco sei maestro, di sfumature. - ndr).
E ancora: “la modifica non può essere definita di poco conto, dal momento che si attribuisce a Dell’Utri di essere stato interlocutore di Mangano in una telefonata, avendo ad oggetto stupefacenti, in realtà intervenuta con un soggetto diverso”.
In parole semplici: Travaglio fa il furbo. Si arrampica sul Rocciamelone per far credere ai suoi lettori che anche per
Quindi, caro Marconiglio, “La sentenza che l’assolve non dice mai che l’intervista trasmessa da Rainews fu “manipolata col copia incolla per far credere” ecc:”, una beata fava.
Lo dice eccome. Carta canta. E ti abbiamo pizzicato ancora una volta in flagranza col cazzillo in casseruola, cioè con la palla fritta bella pronta a saltellare nelle fauci dei bambinucci creduloni.
Ma siamo solo all’inizio.
IV PARTE:
Altro giro, altro cazzillo:
“Che l’avesse pubblicato l’Espresso nel ’94, l’avevamo scritto Veltri e io ne “L’odore dei soldi”. Non solo: nel “Raggio verde” sul caso Satyricon (marzo 2001), presente Guzzanti, Santoro mise a confronto la versione video montata dai francesi con quella integrale pubblicata dall’Espresso. Ergo, oggi Guzzanti scopre l’acqua calda e la sentenza non aggiunge una sillaba a quanto era già noto e stranoto.”
E qui bisogna fermarsi, e fare il punto: Travaglio in buona sostanza afferma che non è successo nulla di grave. C’è una versione “integrale pubblicata dall’Espresso”, (nella seconda puntata del suo articolo parla anche di “girato integrale” pubblicato dall’Espresso). ed una “sintetizzata al montaggio”, trasmessa da Rainews24. Cioè, per Travaglio questa seconda è stata semplicemente accorciata, senza malizie. Può capitare, dice Travaglio, quando “si prende una lunga chiacchierata e la si sintetizza al montaggio. Che l’integrale fosse più lungo lo sapevano pure i bambini. “
Quindi Guzzanti avrebbe scoperto “l’acqua calda”, e la sua sentenza di assoluzione non si sarebbe inventata nulla di nuovo.
Preso atto che quando fa comodo un’ “intervista agghiacciante” diviene invece una “lunga chiacchierata” che va sfoltita come fosse una chioma incolta, vediamo di ripetere bene e per l’ennesima volta quale sarebbe questa “acqua calda” scoperta da Guzzanti, senza possibilità di equivoco. Mi scuso per il ripetermi, ma l’atmosfera quando si parla di capire quello che scrive Travaglio, è quella dei corsi per ripetenti.
L’acqua calda sarebbe:
1) Che la versione dell’espresso è integrale, e che della sua esistenza ne aveva parlato nel suo libro “L’odore dei soldi”.
2) Che la versione trasmessa dalla Rai è rielaborata in quanto accorciata e “sintetizzata” in fase di montaggio, come si fa abitualmente con le lunghe chiacchierate
3) Che l’intervista è rielaborata, ma senza secondi fini; cioè non si tratta assolutamente di una manipolazione finalizzata a far credere allo spettatore che il mafioso Mangano parlasse di droga con Dell’Utri.
Strano che oggi Travaglio dica queste cose, e che dicendole parli di “scoperta dell’acqua calda”.
Già, molto strano, perché Marconiglio, proprio quando scriveva “L’odore dei soldi”, evidentemente quest’acqua calda non l’aveva ancora scoperta, perché in quel libro affermava cose diverse. Affermava che il documento trasmesso da Rainews24 sarebbe stata una “una copia della cassetta con l’intervista del padre” conservata “da Fiammetta (Borsellino), una delle figlie”. E questo sarebbe stato un nastro, copia dell’originale, “ritrovato” nella primavera del 2000, otto anni dopo la realizzazione dell’intervista, quando ormai si pensava che il nastro fosse “andato disperso” con tutto il materiale di quell’inchiesta, in quanto “la televisione francese aveva perduto l’interesse a occuparsi di quegli argomenti.”, e quindi “non se n’era piú fatto nulla”.
Ma Marco Travaglio ci tiene molto a precisare che “Il nastro con la registrazione dell’intervista a Borsellino” è una “registrazione «in presa diretta», senza tagli né montaggi”. (sic)
Al contrario, (sorpresa!) la “trascrizione riportata dall’«Espresso» l’8 aprile
Mi pare dunque che Marco Travaglio sul suo libro fosse ancora un po’ distante dallo scoprire l’acqua calda. Anzi, descriveva le cose in modo esattamente contrario da come le descrive oggi.
Inoltre, vorrei aggiungere un particolare. Siccome Travaglio è un giornalista serio e non un quaquaraquaqua, immagino che quando scriveva che la versione dell’Espresso rappresentava “qualche imprecisione rispetto al testo originale”, non era perché se l’era inventato (e quando mai), ma perché aveva posto a confronto le due versioni. Sarebbe molto avvincente sapere da Marco a cosa si riferiva 7 anni fa quando parlava di “qualche imprecisione” sulla versione pubblicata dall’Espresso, (versione che oggi invece sempre Marco si affretta, per ragioni legate alla temperatura dell’acqua scoperta, a definire “integrale”) e soprattutto con quale versione l’avesse raffrontata per definirla come dotata di “qualche imprecisione”. Che poi ai tempi dell’”odore dei soldi” Marco ritenesse la versione “Espresso” una versione viziata da “qualche imprecisione” (oggi divenuta invece per Marco “integrale”) ed invece più fedele (senza tagli né montaggi), anziché, come dice oggi insieme ai bambini più informati, alterata o sintetizzata nel montaggio, quella trasmessa da Rainews24, è dimostrato dal fatto che sul suo libro la versione pubblicata fu la seconda, e non quella dell’Espresso.
E pensare che quella dell’Espresso era già trascritta, mentre quella televisiva probabilmente doveva essere trascritta a mano, e quindi con maggiore fatica. Inoltre se anche i bambini sapevano che era stata sintetizzata ed accorciata, per esigenze televisive, come avviene per le lunghe chiacchierate, allora sul suo libro, dove di spazio ce n’era in abbondanza, Travaglio avrebbe potuto anche preoccuparsi di pubblicarla tutta, quella lunga chiacchierata, disponendo a destra o a manca (ma dove? Boh!) della versione integrale. In definitiva si trattava di un’intervista a Paolo Borsellino, definita da Marco stesso “una rarità” e “un’intervista agghiacciante”. E’ un peccato pertanto che su un libro così importante sia stata pubblicata una versione dove una frase del compianto magistrato molto interessante ed articolata, viene sostituita da un banale “si”, ed alcune altre vengono magistralmente scambiate fra di loro o recise con la cesoia. E soprattutto è un peccato stante che Marco su quelle interviste oggi ci spiega di non avere mai avuto nulla da scoprire, perché sarebbe stato come scoprire l’acqua calda. Il fatto è che Guzzanti, quell’acqua calda dimostrò di averla scoperta invece immediatamente, scrivendone sul Giornale in due articoli (30/11/2000 e 02/12/2000), per l’appunto gli articoli dove parlò di quell’acqua calda per cui fu querelato. E quindi quella che oggi Marco definisce “scoperta dell’acqua calda”, all’epoca su “l’odore dei soldi” invece era definita dallo stesso Marco “una tragicomica campagna del «Giornale» di Berlusconi, che accusa
Beh, qualcuno con quelle parole ha pasticciato, e questo è certo. Verità, o “acqua calda”, (se ci piace di più chiamarla così), oggi certificata dalla Corte d’Appello, e non strumento fittizio di una tragicomica campagna del Giornale.
Poi, come nelle fiabe, gli anni passano, ma per Marconiglio l’acqua calda, normalmente così facile da scoprire, continua ad essere qualcosa di sfuggente. In tempi recenti (2007) esce “Mani sporche”.
Dunque c’è una versione dell’Espresso, integrale. Poi c’è quella televisiva, “rielaborata”, “alterata” e “sintetizzata” per accorciare quella che era una lunga chiacchierata. Questa per Travaglio oggi è l’acqua calda scoperta da Guzzanti.
“Per la cronaca si tratta del medesimo Guzzanti che negli stessi giorni accusava Rainews24 di aver “manipolato” (e ridaje – ndr) l’ultima intervista di Paolo Borsellino, quella -assolutamente autentica- in cui il giudice parlava di indagini sui rapporti tra il mafioso Mangano e il duo Berlusconi-DellUtri.” (da “Mani Sporche” – pag. 171 - di Barbacetto-Gomez e Marco Travaglio, lo stesso che ora sostiene che dire, di quella versione “assolutamente autentica”, che si tratta di qualcosa di rielaborato ed alterato, equivale a scoprire l’acqua calda).
La stessa identica (non una virgola in più o in meno) frase che ho citato da Mani Sporche, la si poteva leggere anche su “La scomparsa dei fatti”, poiché Marco, per essere sicuro che i fatti non scompaiano, talvolta su Mani Sporche ha usato il copia-incolla dai libri precedenti.
Ma lasciamo quelli del passato, e ritorniamo ai cazzilli freschi di tegame.
V PARTE:
PERCHE’ GUZZANTI E’ STATO ASSOLTO
Dunque, per Marconiglio non c’è stata alcuna manipolazione dell’intervista, ma solo un intervento di “sintesi” del nastro originale, e
Scrive Travaglio: “la sentenza non aggiunge una sillaba a quanto era già noto e stranoto. Anzi, i giudici sottolineano che “nessuna manipolazione è attribuibile a Morrione, Ferri e Ranucci”, mentre gli articoli di Guzzanti, “laddove risultano lesivi della reputazione delle parti lese, sono scriminati dal diritto di critica” (che “non si concretizza nella narrazione di fatti, bensì nell’espressione di un giudizio o di un’opinione che, come tale, non può pretendersi rigorosamente obiettiva”).
Letta così, pare che il Giudice abbia voluto intendere che effettivamente non c’è stata alcuna manipolazione, ma abbia soltanto riconosciuto a Guzzanti il diritto ad esprimere un giudizio o un’opinione (anche se da Travaglio non è dato capire quale).
Ma vogliamo vedere in diretta come Marconiglio confeziona un cazzillo come si deve?
Non dobbiamo far altro che leggere il testo originale della sentenza, e confrontarlo con i pezzetti ritagliati da Travaglio, così almeno si capisce, finalmente, che cosa ha detto davvero il giudice.
In minuscolo sottolineato, le parti citate da Travaglio; in maiuscolo, le parti essenziali che invece il giornalista nudo e puro ha tagliato nel suo articolo.
Così scrive il giudice: “RIBADITO CHE, sulla base delle risultanze dell’istruttoria dibattimentale, nessuna manipolazione è attribuibile a Morrione Roberto, Ferri Arcangelo e Ranucci Sigfrido, DEVE RILEVARSI CHE LE CRITICHE FORMULATE DA GUZZANTI, POGGIANO SUL FATTO PACIFICO CHE L’INTERVISTA MANDATA IN ONDA È OBBIETTIVAMENTE FRUTTO DI UNA RIELABORAZIONE DELLA CASETTA ORIGINALE.” E pertanto conclude: “Tanto esposto, DEVE RITENERSI rispettato il limite della continenza e SUSSISTENTE, NELLA FORMA PUTATIVA,
Mi pare che il senso, alla lettura integrale e non ritagliata, sia ben diverso da quello che cerca di dargli il Marconiglio.
Infatti è vero che i giornalisti RAI non hanno rimaneggiato l’intervista, come dice Travaglio (e come ha più volte preso atto anche Guzzanti), ma è anche vero che qualcuno l’ha pur fatto, sentenzia il giudice (ed è appunto ciò che diceva Guzzanti); ma questo Travaglio, ovviamente, si guarda bene dal dirlo.
VI PARTE:
ANCORA CAZZILLI, MA QUESTA VOLTA C’E’
Ma la casseruola è piena, di cazzilli. Vediamone qualcun altro.
Scrive Travaglio:
“Guzzanti sostiene che Borsellino era convinto del cavallo. Balle. Nell’intervista integrale (Espresso ‘94), alla domanda “Nella conversazione con Dell'Utri poteva trattarsi di cavalli?”, il giudice risponde accennando a una telefonata coeva, tra Mangano e Inzerillo: “La conversazione inserita nel maxiprocesso… si parla di cavalli che dovevano essere mandati in un albergo. Quindi non credo che potesse trattarsi effettivamente di cavalli.”
Naturalmente, anche in quest’occasione il Marconiglio omette di dirci due cose importanti.
La prima, è che mentre le telefonate di cui si sta discutendo sono due (una è quella dei cavalli in albergo dove l’interlocutore non è Dell’Utri, citata da Travaglio, ed una è quella dove Mangano propone a Dell’Utri l’acquisto di un cavallo, che è quella citata da Guzzanti, secondo il quale si parla di un vero cavallo), per Borsellino, stando a quanto afferma in altra parte dell’intervista (quella vera, non quella alterata, ovvio), pare che la telefonata dove per “cavalli” si intende droga, sia una sola, e non quella con Dell’Utri.
Borsellino: “Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti, risulta l’interlocutore di UNA telefonata intercorsa tra Milano e Palermo nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio delle famiglie mafiose palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio che si usa nelle intercettazioni telefoniche, “magliette” o “cavalli”.
Quindi, più avanti, l’intervistatore incalza: Dunque quando Mangano parla di “cavalli” intendeva droga? E Borsellino: «Diceva "cavalli” e diceva “magliette”, talvolta».
Continua il giornalista: “Perché se ricordo bene c'è nella San Valentino un'intercettazione tra lui e Marcello Dell'Utri, in cui si parla di cavalli… ", e Borsellino risponde: “probabilmente non si tratta della stessa intercettazione.”.
La seconda cosa di cui si dimentica Travaglio, è che nella versione dell’intervista pubblicata dall’Espresso, e naturalmente tagliate di netto da quella trasmessa in RAI, ci sono questa domanda e questa risposta:
DOMANDA: E si sa cosa faceva (Mangano) a Milano?
BORSELLINO: «A Milano credo che lui dichiarò di gestire un’agenzia, ippica o qualcosa del genere. Comunque CHE AVESSE QUESTA PASSIONE DEI CAVALLI RISULTA EFFETTIVAMENTE
Quindi, se si legge bene l’intervista, non pare così scontato che Guzzanti racconti “balle”, come sostiene Travaglio. Direi anzi che più probabilmente sia lui a raccontarle. La lettura esatta dell’intervista nella versione non alterata dell’Espresso, fa capire chiaramente che il tentativo di strumentalizzare il pensiero e le parole di Borsellino per indurre a credere che quando Mangano propone a Dell’Utri, in una telefonata intercettata, un cavallo che lo stesso dell’Utri dice di non potersi permettere economicamente, si parlasse di droga, esiste ed è una pura forzatura.
Ed è assolutamente impossibile credere che non vi sia malizia o dolo in quella che è la manipolazione centrale di quell’intervista. Quella cioè dove la risposta in cui Borsellino precisa che la telefonata in cui Mangano parla di cavalli al telefono intendendo parlar di droga non aveva Dell’Utri come interlocutore ma un’altra persona, viene sostituita con un’altra risposta, data ad un’altra domanda, dove il magistrato afferma “nel maxiprocesso noi abbiamo appurato che Mangano quando parla di cavalli intende partite di droga”, cosicché chi ascolta l’intervista è indotto a credere che anche dell’Utri stava parlando di droga, al telefono con Mangano, anziché di un vero cavallo.
Lo schema della manipolazione è tanto chiaro quanto diabolico.
Vediamo di simularlo, con un esempio più semplice e più accessibile anche a chi è meno esperto di enigmistica.
Supponiamo di intervistare un conoscente di Marco Travaglio.
DOMANDA “A”: Le risulta che Marco Travaglio si droghi?
RISPOSTA “A”: Assolutamente no.
DOMANDA “B”: Ma allora è una mosca bianca. Infatti mi pare pacifico che gli ambienti frequentati da Travaglio, televisione, teatri, giornali, ed ambienti artistici in genere, siano ambienti con percentuali piuttosto alte, in merito al consumo di droghe.
RISPOSTA “B” Beh, è cosa nota: negli ambienti frequentati da Travaglio, TV ed ambienti artistici specialmente, le percentuali di consumo di droghe sono piuttosto elevate. Anzi, molto elevate. Direi che è piuttosto difficile trovare chi si astiene dal consumo.
Provate ad immaginare a questo punto, di mandare in onda l’intervista “alterata” dove sono presenti, in successione sequenziale,
Leggiamolo, che è più divertente:
DOMANDA : Le risulta che Marco Travaglio si droghi?
RISPOSTA: Beh, è cosa nota: negli ambienti frequentati da Travaglio, TV ed ambienti artistici specialmente, le percentuali di consumo di droghe sono piuttosto elevate. Anzi, molto elevate. Direi che è piuttosto difficile trovare chi si astiene dal consumo.
Una bella bastardata, dirà qualcuno. Niente, rispondo io, al confronto dello stesso scherzetto realizzato intervistando, anziché un comune conoscente di Travaglio, un grande magistrato poi assassinato dalla mafia, attribuendogli questa versione addomesticata dopo la sua morte, e cioè quando questo non può più smentire.
Questa sì che è una bastardata.
E vorrei vedere il Travaglio di turno avere la sfrontatezza di dire che si tratta di una mera “sintesi di montaggio” che si fa sempre, in presenza di lunghe chiacchierate, come anche i bambini sanno bene.
Diciamo invece che anche i bambini saprebbero riconoscere l’artificio, ponendo a confronto l’intervista “tagliata” trasmessa da Rai News e quella “integrale”, pubblicata dall’Espresso….
…”integrale”, ho detto? Beh, così dice oggi Travaglio, quando scrive che si tratta della scoperta dell’acqua calda. Ma….
…ragazzi tenetevi forte, che ora vi mostro uno scoop.
L’acqua calda, non è calda.
Che intendo dire? Che la versione “Espresso” è tutt’altro che integrale.
Anzi, è anch’essa evidentemente “alterata”.
Vi rivelo infatti che le versioni disponibili, da raffrontare, non sono due, ma bensì tre.
E Travaglio non può non saperlo. Perché non può non saperlo? Perché la terza, quella “vera”, è allegata agli atti di un procedimento , che egli conosce sicuramente a memoria: il processo di Palermo contro Dell’Utri.
VII PARTE
I NASTRI SONO DUE.
Paolo Guzzanti non è stato l’unico a scoprire l’acqua calda. La stessa scoperta, l’hanno fatta i giudici del Tribunale di Palermo. Acquisita la cassetta dell’intervista a Borsellino, l’hanno fatta peritare, e si sono accorti che era un gingillo manipolato. Manipolata, non “sintetizzata nel montaggio”, come dice Travaglio. “Manipolato”, non è una parola mia, ma degli stessi magistrati.
Leggiamo dunque uno stralcio della famosa sentenza, a pag. 431: “Un riferimento a quelle indagini si rinviene nella intervista rilasciata il 21 maggio 1992 dal dr. Paolo Borsellino ai giornalisti Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo. In dibattimento il Pubblico Ministero ha prodotto la cassetta contenente la registrazione originale di quella intervista che, nelle precedenti versioni, aveva subito, invece, evidenti manipolazioni ed era stata trasmessa a diversi anni di distanza dal momento in cui era stata resa, malgrado l’indubbio rilievo di un simile documento.”
Quando il magistrato parla di “precedenti versioni” che hanno subito “evidenti manipolazioni”, non parla solo della cassetta trasmessa in TV, ma anche della trascrizione fatta dall’Espresso nel 1994. Infatti a pag.432 e seguenti della sentenza, è pubblicato uno stralcio di quell’intervista, che lo dimostra. E dimostra che anche nella versione dell’Espresso, alla famosa domanda sui cavalli, è appiccicato un pezzo “improprio” proveniente da un’altra risposta ad un’altra domanda, invece censurata. Inoltre altre parti importanti sono omesse, o sostituite.
Quindi l’acqua calda di Travaglio, e cioè che la versione dell’Espresso sia integrale e che quella di Rainews24 sia una “sintesi di montaggio” effettuata da CanalPlus e consegnata in quel modo, così com’era, alle varie fonti italiane, è in realtà un’altra bufala.
Sì, perché il Tribunale di Palermo ne ha rintracciate due, di cassette, e molto diverse tra di loro, come emerge dal raffronto che effettuerò tra breve.
E allora, domanda: Chi ha messo in giro due versioni del video? Sono due diversi montaggi usciti entrambi da Canal Plus, che subito dopo ha dichiarato di aver smarrito tutto?
In realtà, il giallo è tutt’altro che semplice da risolvere, e siamo ben distanti dal poter dire che qui si sta scoprendo l’acqua calda.
I passaggi di mano delle varie versioni del video e delle trascrizioni, negli anni sono stati molteplici e frenetici. In questo momento, non ci sentiamo di poter dire che cosa è accaduto veramente con quel nastro, ma però un certo quadro, a furia di indizi e confronti, si sta delineando.
Magari sarà un argomento per scritti successivi.
Per ora, vi invitiamo semplicemente a porre a confronto, nel sinottico che abbiamo realizzato e che pubblichiamo, le tre versioni disponibili di quel famoso pezzo dell’intervista, quello dei cavalli.
Guardate che martirio è stato fatto delle parole di Borsellino. Altro che “sintesi di montaggio”, caro Travaglio..
Pezzi di risposte che volano e saltano da una domanda all’altra, domande e risposte scomode che scompaiono, tagli , intarsi, omissioni deliberate, e chi più ne ha più ne metta.
Fra le parti che scompaiono, quella dove Borsellino spiega, sollecitato a rispondere sulla telefonata fra dell’Utri e Mangano agli atti del processo del San valentino, che lui quegli atti non li conosceva per ragioni tecniche. Quindi non conosceva neppure la telefonata in questione. “…non è un processo che io conosca bene in tutti i suoi dettagli perché, appunto, non l’ho istruito, mi sono dichiarato incompetente”.
Ma questa parte, nella versione che per Travaglio si può definire come “integrale” così come si può scoprire l’acqua calda, naturalmente, invece, non c’è.
Allora diciamo acqua tiepida, giusto Marco?
Anzi, guarda, tiepida è troppo poco. Io direi gelida, tranquillamente.
Già, perchè di cazzillo ce n'è un altro, che ora vi rivelo, e bello grosso.
Sul blog travaglino "Voglioscendere", in allegato all'articolone "Un uomo chiamato cavallo", Marco pubblica "L'intervista integrale di Paolo Borsellino ai due giornalisti francesi Fabrizio Calvi e Jean-Pierre Moscardo di Canal Plus, rilasciata il 21 maggio 1992 e pubblicata da l'Espresso l'8 aprile 1994." QUI.
La versione effettivamente è quella nota dell'espresso, tranne per un particolare: Spuntano dal nulla una domanda ed una risposta che nella trascrizione dell'Espresso non c'erano per niente. E nemmeno nella versione di Rai News.
E spuntano avulse fra due altre domanda-risposta, non pertinenti.
Di cosa si tratta?
Si tratta di questo:
Comunque lei in quanto esperto, lei può dire che quando Mangano parla di cavalli al telefono vuol dire droga?
«Sì. Tra l'altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga è una tesi che fu asseverata nella nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta in dibattimento, tant'è che il Mangano fu condannato al dibattimento del maxiprocesso per traffico di droga». (Il Mangano è stato sottomesso al processo dibattimentale ed è stato condannato per questo traffico di droga. Credo che non venne condannato per associazione mafiosa - beh, sì per associazione semplice - riporta in primo grado una pena di 13 anni e 4 mesi di reclusione più 700 milioni di multa... La sentenza di Corte d'Appello confermò questa decisione di primo grado..., ndr).
E da dove arrivano questa domanda e questa risposta? Ve lo dico io: dalla trascrizione dell'originale agli atti del tribunale di Palermo. Quindi ecco la prova che Marco la conosce bene, quella trascrizione. E sa anche bene che la versione "Espresso" non è integrale.
La cosa divertente, è che su Voglioscendere quella domanda e quella risposta vengono infilate in un punto dell'intervista non pertinente, perchè la sua collocazione originale la si può leggere nel sinottico qui sotto. Ma non solo. Il testo è modificato. Infatti la seconda parte della risposta viene sostituita con la seconda parte di una risposta precedente, e messa fra parentesi con la noticina finale "ndr", come se fosse un commento del giornalista dell'Espresso. In realtà si tratta di un gran pasticcio, perchè fra le parentesi, per distrazione del manipolatore di turno, rimane un "io credo che" che dimostra che si tratta di parole di Borsellino, e non di una nota di redazione. Inoltre, la manipolazione è incredibilmente maldestra e la gaffe è evidente, poichè siccome un pezzo di quella risposta ("Sì. Tra l'altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga è una tesi che fu asseverata nella nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta in dibattimento, tant'è che il Mangano fu condannato") veniva appiccicato dall'Espresso ad un'altra domanda che non era la sua, ora nella versione di "Voglioscendere", che è un "collage" delle due cose, compaiono due domande con la stessa identica risposta (!).
E meno male che ad essere su di giri, era Guzzanti! Se non è su di giri uno che fa un casino del genere, ditemi voi chi deve esserlo.
Godetevi dunque questo sinottico.
| L'ESPRESSO | ORIGINALE TRIBUNALE PALERMO | RAINEWS24 | ||
| Dunque quando Mangano parla di “cavalli” intendeva droga? | Dunque, quando Mangano al telefono parlava di droga diceva cavalli |
Dunque quando Mangano parla di “cavalli” intendeva droga? | ||
| Diceva "cavalli” e diceva “magliette”, talvolta | Diceva cavalli e diceva magliette, talvolta” | Si, tra l'altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga, è una tesi che fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tanto è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga | ||
| Nel prosieguo della intervista, il giornalista fa poi riferimento ad una telefonata diversa, intercorsa tra Mangano Vittorio e Marcello Dell’Utri. |
||||
| Perché se ricordo bene c'è nella San Valentino un'intercettazione tra lui e Marcello Dell'Utri, in cui si parla di cavalli | Perché c’è, se ricordo bene, nell’inchiesta del San Valentino, un’intercettazione tra lui e Marcello Dell’Utri in cui si parla di cavalli |
Perché se ricordo bene c'è nella San Valentino un'intercettazione tra lui e Marcello Dell'Utri, in cui si parla di cavalli | ||
| Si, comunque non è la prima volta che viene utilizzata, probabilmente non si tratta della stessa intercettazione. Se mi consente di consultare [Borsellino guarda le sue carte, NDR). No, questa intercettazione è tra Mangano e uno della famiglia degli Inzerillo... Tra l'altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga è una tesi che fu asseverata nella nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta in dibattimento, tant'è che Mangano fu condannato | Si, comunque non è la prima volta che viene utilizzata, probabilmente non so se si tratti della stessa intercettazione, se mi consente di consultare … no questa intercettazione in cui si parla di cavalli è un’intercettazione che avviene fra lui e uno della famiglia degli Inzerillo |
Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all'ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l'albergo | ||
| Ma ce n’è un’altra nella San Valentino con lui e Dell’Utri | ||||
| Si il processo di San Valentino, sebbene io l’abbia gestito per qualche mese, poiché mi fu assegnato a Palermo allorché i giudici romani si dichiararono incompetenti, lo trasmisero a Palermo, io mi limitai a sollevare, a mia volta, un conflitto di competenza davanti la Cassazione, conflitto di competenza che fu accolto, quindi il processo ritornò a Roma o a Milano, ora in questo momento non lo ricordo, conseguentemente non è un processo che io conosca bene in tutti i suoi dettagli perché, appunto, non l’ho istruito, mi sono dichiarato incompetente |
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| Comunque lei, in quanto esperto, lei può dire che quando Mangano parla di cavalli al telefono, vuol dire droga |
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| Si, tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga è una tesi che fu asseverata nella nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta a dibattimento tant’è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga, fu condannato esattamente a tredici anni e quattro mesi di reclusione più settanta milioni di multa e la sentenza di Corte d’Appello confermò queste decisioni del primo grado sebbene, da quanto io rilevo dalle carte, vi sia stata una sensibile riduzione della pena” |
||||
| E Dell'Utri non c'entra in questa storia? | E Dell'Utri non c'entra in questa storia? | |||
| Dell’Utri non è stato imputato nel maxiprocesso, per quanto io ricordi. So che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano |
|
Dell'Utri non è stato imputato del maxi processo per quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano | ||
| A Palermo? | A Palermo? | |||
| Si. Credo che ci sia un’indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari | Si, credo che ci sia un'indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari | |||
| Dell’Utri. Marcello Dell’Utri o Alberto Dell’Utri ? | Dell’Utri. Marcello Dell’Utri o Alberto Dell’Utri ? | |||
| Non ne conosco i particolari. Potrei consultare avendo preso qualche appunto (Borsellino guarda le carte. NDR), cioè si parla di Dell’Utri Marcello e Alberto, entrambi | Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo preso qualche appunto, cioè si parla di Dell'Utri Marcello e Alberto, di entrambi | |||
| I fratelli? | I fratelli? | |||
| Sì | Sì | |||
| E tornando a Mangano, le connessioni tra Mangano e Dell’Utri? | ||||
| Si tratta di atti processuali dei quali non mi sono personalmente occupato, quindi sui quali non potrei rivelare nulla | ||||
| Sì, ma in quella conversazione con Dell’Utri poteva trattarsi di cavalli? | ||||
| Nella conversazione inserita nel maxiprocesso, se non piglio errori, si parla di cavalli che dovevano essere mandati in un albergo (Borsellino sorride. NDR). Quindi non credo che potesse trattarsi effettivamente di cavalli. Se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo, o comunque al maneggio. Non certamente dentro l’albergo |
VIII PARTE
GUZZANTI E’ STATO CONDANNATO A RISARCIRE I DANNI
A proposito di scoperta dell’acqua calda, Travaglio nel secondo articolo ne scopre una pentola piena.
E meno male che a scoprire l’acqua calda è Guzzanti.
Invece noi siamo tutti ignoranti, e non sappiamo che quando un cittadino viene condannato in primo grado a seguito di una querela per diffamazione, è altresì chiamato a risarcire i danni conseguenti in sede civile. Che è giustappunto quello che ci ha ricordato Marco.
Il quale Marco però, si è dimenticato di precisare che adesso che è stato assolto in appello con formula piena, Guzzanti ha diritto all’immediata restituzione del risarcimento elargito, ed infatti l’udienza d’Appello è fissata proprio in questi giorni.
IX PARTE
L’ULTIMA MANIPOLAZIONE
E vado a concludere con l’ultimo sfiziosissimo cazzillo. Ce lo serve caldo il Marconiglio in questo passaggio del suo articolo, dove, a proposito dei presunti legami mafiosi di Dell’Utri e Berlusconi, Travaglio ci spiega che: “… Borsellino era molto informato e interessato, al punto da confidare ai due giornalisti francesi che
(Borsellino): “So che esistono indagini che riguardano Dell’Utri e insieme Mangano… Dell’Utri Marcello e Alberto, entrambi”.
Domanda: e Berlusconi?
(Borsellino): “…Ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo poiché… so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali non conosco quali atti siano ormai conosciuti e ostensibili e quali debbano rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi è una vicenda - che la ricordi o non la ricordi - che non mi appartiene. Non sono io il magistrato che se ne occupa, quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla… So che c’è un’inchiesta ancora aperta”.
Per capire che cos’ha di nuovo combinato il Marconiglio, dobbiamo ancora confrontarci con il testo originale. Usiamo il solito sistema. In minuscolo sottolineato, gli stralci accuratamente “selezionati” da Travaglio.
In maiuscolo invece, le parti di testo fondamentali per capire il senso delle affermazioni di Borsellino, “ritagliate” dalla cesoia di Marconiglio. Il brano risulta lunghetto, purtroppo, perché Travaglio ha estratto pezzi di qua e pezzi di là, anche molto distanti tra di loro, e li ha “cuciti” insieme.
Domanda: E DELL'UTRI NON C'ENTRA IN QUESTA STORIA? (la storia della telefonata tra Mangano e l’uomo del clan Inzerillo sui cavalli in albergo – ndr)
Borsellino: «DELL’UTRI NON È STATO IMPUTATO NEL MAXIPROCESSO, PER QUANTO IO RICORDI. So che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano».
Domanda: A Palermo?
Borsellino: «Si. CREDO CHE CI SIA UN’INDAGINE CHE ATTUALMENTE È A PALERMO CON IL VECCHIO RITO PROCESSUALE NELLE MANI DEL GIUDICE ISTRUTTORE, MA NON NE CONOSCO I PARTICOLARI».
Domanda: Dell’Utri. Marcello Dell’Utri o Alberto Dell’Utri
Borsellino: NON NE CONOSCO I PARTICOLARI. Potrei consultare avendo preso qualche appunto (Borsellino guarda le carte. NDR), cioè si parla di Dell’Utri Marcello e Alberto, entrambi».
(…salto di 6 domande e 6 risposte…)
Domanda: C'È UNA COSA CHE VORREI SAPERE. SECONDO LEI COME SI SONO CONOSCIUTI MANGANO E DELL'UTRI?
Borsellino: «NON MI DOVETE FARE QUESTE DOMANDE SU DELL'UTRI PERCHÉ SICCOME NON MI SONO INTERESSATO IO PERSONALMENTE, SO APPENA… DAL PUNTO DI VISTA, DICIAMO, DELLA MIA PROFESSIONE, NE SO POCHISSIMO, CONSEGUENTEMENTE QUELLO CHE SO IO È QUELLO CHE PUÒ RISULTARE DAI GIORNALI, NON È COMUNQUE UNA CONOSCENZA PROFESSIONALE E SUL PUNTO NON HO ALTRI RICORDI».
Domanda: SONO DI PALERMO TUTTI E DUE...
Borsellino: «NON È UNA CONSIDERAZIONE CHE INDUCE ALCUNA CONCLUSIONE... A PALERMO GLI UOMINI D’ONORE SFIORAVANO LE 2000 PERSONE, SECONDO QUANTO CI RACCONTA CALDERONE, QUINDI IL FATTO CHE FOSSERO DI PALERMO TUTTI E DUE, NON È DETTO CHE SI CONOSCESSERO».
(…salto di 5 domande e 5 risposte…)
Domanda: SI È DETTO CHE MANGANO HA LAVORATO PER BERLUSCONI
Borsellino: «NON LE SAPREI DIRE IN PROPOSITO.. ANCHE SE, DICO, DEBBO FAR PRESENTE CHE COME MAGISTRATO ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo poiché ci sono addirittura… so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali non conosco addirittura quali degli atti siano ormai conosciuti e ostensibili e quali debbano rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi è una vicenda - che la ricordi o non la ricordi - COMUNQUE È UNA VICENDA che non mi appartiene. Non sono io il magistrato che se ne occupa, quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla».
Domanda: MA C’È UN’INCHIESTA ANCORA APERTA?
Borsellino: «So che c’è un’inchiesta ancora aperta».
Domanda: SU MANGANO E BERLUSCONI? A PALERMO?
Borsellino: «SU MANGANO CREDO PROPRIO DI SI, O COMUNQUE CI SONO DELLE INDAGINI ISTRUTTORIE CHE RIGUARDANO RAPPORTI DI POLIZIA CONCERNENTI ANCHE MANGANO». (Quest’ultima frase, nella versione di rai News, veniva sostituita con un semplice “si”, grazie ad un abile lavoro di taglio-video - ndr).
Quindi in realtà Borsellino ci tiene a confermare solo l’esistenza di indagini su Mangano, di cui egli non si sta peraltro occupando personalmente, e non su Berlusconi. Ma nella versione “sintetizzata” da Travaglio, si capisce il contrario. Ed è tanto vero che il magistrato “era molto informato e interessato, al punto da CONFIDARE ai due giornalisti francesi che
Ma ciò che è più grave è che la domanda “infilata” nella “versione” travagliesca dello stralcio di intervista : “e Berlusconi?” , (“infilata” subito dopo la frase attribuita a Borsellino “So che esistono indagini che riguardano Dell’Utri e insieme Mangano… Dell’Utri Marcello e Alberto, entrambi”, come a sottintendere: “e Berlusconi? Anche su di lui sono in corso indagini?”) in realtà nell’originale NON ESISTE. Se l’è inventata di sana pianta il Marconiglio. Un cazzillo fresco, insomma.
Come abbiamo già avuto occasione di dire in precedenza, “Un uomo chiamato cavallo” è un articolo dove Marco Travaglio difende la propria posizione rispetto alle accuse di manipolazione che sono state rivolte da Paolo Guzzanti in merito ad una famosa intervista a Paolo Borsellino trasmessa 8 anni dopo la sua morte e da lui riletta, nella forma giudicata “alterata” dalla Corte d’Appello di Milano, alla trasmissione televisiva pre-elettorale “Satyricon”. Il fatto che egli proprio in un articolo del genere e nel contesto di un simile argomento, allo scopo di difendere le proprie posizioni, persista nel fornire ancora nuove versioni manipolate della stessa intervista, arrivando sino al punto di innestare nei suoi riporti di intarsi della stessa UNA DOMANDA DI SUA INVENZIONE e tale da intervenire in modo attivo sul senso logico del testo, ci da la conferma di essere in presenza di un fenomeno degno dei fumetti Marvel, di un personaggio capace di raggiungere livelli di sfrontatezza normalmente irraggiungibili.
Abbiamo a che fare con un giornalista che gode di un credito senza riserve da parte di milioni di estimatori, capace, giocando con le parole, di far credere ai suoi lettori qualsiasi cosa.
E per giunta posseduto da pulsioni manipolatorie tali da non consentirgli di rinunciare ai collage ed ai montaggi di convenienza neppure sui testi di cui si stanno contestualmente ed espressamente esaminando e valutando alterazioni precedenti.
La cosa si commenta da sola, e mi si perdoni se aggiungo che incute timore.
